DALLE COSTITUZIONI ALLE BIOTIPOLOGIE
Tratto dalle conferenze tenute dal Dr. Giuseppe Sitzia

Introduzione storica

L’idea che la “costituzione” di un individuo fosse una componente fondamentale nel determinare successo nella lotta della vita è presente sin dall’antichità. Essa ha dominato sia l’arte medica sia la politica. Si racconta che gli Spartani uccidessero i neonati deformi gettandoli da una rupe (rupe Tarpea). Al di là del fatto che si tratti di una leggenda o meno, il significato è chiaro: per competere nella vita occorre una “costituzione adeguata”. Si trattava di un concetto di costituzione molto primitivo basato sull’aspetto fisico del soggetto, sulla sua perfezione “costitutiva” (struttura corporea).

Galeno (129-201), rivedendo la teoria degli umori ippocratici, ne fece a suo modo una “scienza dei temperamenti umani”. I quattro elementi aristotelici, acqua, terra, fuoco, aria, furono visti per le loro qualità intrinseche (rispettivamente umido, secco, caldo, freddo) e nacquero i quattro temperamenti: sanguigno (aria), collerico (fuoco), flegmatico (acqua), malinconico (terra). La cosa più interessante di questa classificazione è l’idea che ciascun temperamento identificasse un insieme di caratteriste particolari per cui ad una determinata categoria corrispondevano un’alimentazione più adatta, uno specifico pianeta, un determinato segno zodiacale, facilità a specifiche malattie, debolezze organiche specifiche, aspetti psicologici precisi e persino mestieri più adatti. Ciò ha influenzato tanto la diagnosi quanto la cura, per cui alcuni colori e alcuni alimenti erano ritenuti più adatti a un determinato temperamento piuttosto che ad un altro, alcune attività erano da preferire e altre da evitare.

Da allora, passando per numerosi autori e per discipline diverse, la teoria “costituzionalistica – temperamentale” ha attraversato i secoli. Numerose sono le teorie che hanno rivisitato con nuovi assiomi le costituzioni in occidente così come in oriente.

Uno degli elementi in comune con quasi tutte le varie scuole di pensiero è che la costituzione di un soggetto esprime sia qualità fisiche sia psicologiche: di fatto una specifica costituzione determina per quel soggetto sia punti di forza sia punti di debolezza.

Con l’arrivo della genetica il concetto di costituzione ha subito una profonda rivisitazione, oggi parliamo di “fenotipo” e “genotipo” intendendo con quest’ultimo il corredo genetico posseduto da un organismo e con fenotipo tutte le caratteristiche che quel soggetto realmente manifesta, avendo come mediatore condizionante l’ambiente (epigenetica).

Achille De Giovanni (1838-1916) classificava gli individui in base alla parte del corpo dominante: eccedenza del torace, eccedenza dell’addome, deficienza del torace e dell’addome con lunghezza degli arti. Più tardi Nicola Pende (1880-1972) applicò allo studio delle costituzioni le conoscenze endocrinologiche dividendo la popolazione in quattro tipi somatici: longilineo tonico (stenico), longilineo atonico (astenico); brevilineo tonico, brevilineo atonico. Questi quattro biotipi, come si nota, sono connotati da un aspetto funzionale che varia rispetto alla fisicità. Il longilineo, così come il brevilineo, benché siano diversi come struttura morfologica, presentano possibilità comuni: stenici o astenici. Pende mise così in evidenza che a fianco a qualcosa di strutturato, come è il corpo e i suoi metabolismi, esiste qualcosa di molto più volubile e dinamico: l’energia espressa che è funzione dell’attività nervosa (simpatico / parasimpatico) e dell’attività endocrina.

L’attività nervosa ed endocrina apporta “qualità funzionali” alle strutture stabilendo un trait d’union tra lo psichismo e la fisicità tramite il cervello. Pende introdusse il termine di “biotipologia” in un testo pubblicato a Palermo nel 1923 dal titolo “La biotipologia umana (scienza dell’individualità)”.

Suo contemporaneo fu uno dei più grandi studiosi delle costituzioni del secolo scorso: Marcel Martiny che rifacendosi all’embriologia umana classificò gli individui in base al prevalere nell’individuo adulto di un foglietto embrionale rispetto ad un altro. Avremo il “tipo endoblastico”, il “tipo mesoblastico”, il tipo cordoblastico”, il “tipo ectoblastico”.

Nel secolo scorso una nuova disciplina ha dato le basi per un approccio scientifico all’individuo: la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) confermando che la direzione auspicata da Pende fosse corretta. Oggi il ruolo del cervello in toto sta sempre di più dominando grazie sia allo sviluppo della psicologia sia alle neuroscienze.

Gli autori che più di tutti hanno influenzato la costruzione dei nostri modelli Biotipologici sono lo psicologo Kurt Lewin (1890 – 1947) e Fritz Heider (1896 -1920); entrambi hanno lavorato negli Stati Uniti e sono punti di riferimento per generazioni di studiosi e psicologici.

Concetti base delle moderne BioTipologie (BT)

Gli esseri viventi appartengono ai “sistemi complessi”. Un sistema complesso è composto da tanti sottosistemi che interagiscono tra di loro (ad esempio tramite feedback regolativi). Essi necessitano di modelli matematici per il loro studio.

Le moderne biotipologie sono dei modelli descrittivi psico-comportamentali il cui punto di partenza sono l’analisi degli stimoli ambientali a prevalente gestione psichica e le risposte possibili, al fine di mantenere una specifica omeostasi.

Gli stimoli ricevuti da un essere vivente sono di vario tipo e possono essere intra o extra corporei. Essi innescano sempre delle risposte più o meno complesse anche quando diretti nei confronti di uno specifico bersaglio (come, ad esempio, verso uno specifico recettore).

Il luogo di integrazione degli stimoli e la successiva risposta ad essi è nel Sistema Nervoso Centrale (S.N.C.) che gestisce risposte in modo coordinato attivando diversi assi; si determinano così variazioni dell’energia espressa e della fisiologia dell’individuo. Gli stimoli sono quindi lo strumento essenziale per determinare “variazioni della fisiologia”, cioè cambiamenti transitori o permanenti dell’ambiente interno (lieu milieu biologico) in grado di influenzare la funzione genica, innescare risposte biologiche e variazioni del comportamento. Queste ultime esprimono la capacità adattativa del soggetto e la sua tendenza reattiva che permettono, da un lato, di rispondere in modo adeguato ai cambiamenti e, dall’altro, di acquisire nuove proprietà.

Il sistema coordinato e omeostatico, strumento essenziale della gestione e regolazione della risposta agli stimoli, nonché punto di contatto tra la fisicità e lo psichismo, è oggi noto come sistema psico – neuro – immuno-endocrino (PNEI).

Tutta la dinamica psico-fisica di un essere vivente si esprime in questi momenti. Ma per comprendere meglio la visione biotipologica che andiamo a presentare, occorre tenere conto di alcune considerazioni che ci aiuteranno a collocare questa dinamica in momenti precisi e quindi meno sottoposti alla casualità.

Le considerazioni qui di seguito riportate sono ritenute punti fondanti per la piena comprensione delle biotipologie moderne. Esse, per brevità, non sono complete ma sufficienti.

  • La lotta per la sopravvivenza è una condizione incancellabile nell’essere vivente.
  • Altrettanto dicasi della necessità di “relazione” con ciò che è esterno a noi.
  • Ad ogni dinamica della psiche corrisponde un’appropriata fisiologia e, probabilmente, il contrario.
  • La fisicità costituzionale non esprime che una parte della relazione gene – ambiente, e fondamentalmente, quella anatomica – metabolica. Essa appare piuttosto statica in quanto subisce cambiamenti lenti nel tempo.
  • Un essere vivente, oltre alla componente strutturale, ha una componente dinamica. Questa dimensione è espressa dalla fisiologia psico-comportamentale in cui tutto entro certi limiti è fluido, vario, mutabile; la componente dinamica è quindi per sua natura stimolabile.
  • L’intera vita di un soggetto è fondamentalmente descritta dalla relazione psiche-soma più che non il contrario.  Se soltanto prendessimo in considerazione le azioni svolte in una nostra “tranquilla e normale giornata” scopriremmo che la più gran parte delle azioni svolte e del comportamento è dovuto alle necessità dall’ attività mente-psiche più che il contrario.
  • L’organismo tende per sua natura a rispondere agli stimoli (input) che percepisce.
  • Ciò che realmente siamo è determinato dall’analisi degli input subiti e dal tipo di risposte elaborate. Nel cervello e nella comprensione dei suoi meccanismi ha sede il momento caratterizzante l’individuo. È quindi nelle neuroscienze e nella comprensione delle dinamiche psicologiche (bio-psicologia) il bagaglio culturale a cui affidarci per meglio comprendere i comportamenti e le loro espressioni fisiologiche e patologiche.
  • Qualunque stimolo può essere percepito come stressogeno. La risposta allo stress è stata definita da Selye.
  • La risposta ad uno stimolo presuppone che l’organismo abbia una qualche forma di “identità”. L’identità stabilisce la separazione tra l’essere che subisce lo stimolo e lo stimolo stesso, ma anche la loro relazione: infatti se un essere non percepisce uno stimolo, anche la relazione identitaria ne viene compromessa: l’uno non esiste per l’altro.

Le moderne biotipologie (BT)

Le moderne biotipologie hanno per finalità quello di fornire le basi scientifico-razionali per il raggiungimento del maggior benessere possibile per la persona (massima performance – minimo stress).

Esse sono definite da un insieme di funzioni che caratterizzano l’individuo nel suo agire e nel suo sentire e rispondono ad esigenze adattative qualificando l’espressione della personalità.

Dal punto di vista psicologico esse si collocano come già detto, all’interno dei modelli psico-comportamentali. Dal punto di vista neurologico, le BT altro non sono che strutture funzionali di circuiti neurali in stretta relazione con l’ambiente esterno ed interno. L’ insieme delle reti neurali funzionali alle attività biotipologiche può essere definito come il “sistema del cervello strategico” (Strategic Brain System® – S.B.S.) il cui compito principale è quello di elaborare strategie in risposta a stimoli provenienti sia dal mondo interiore (psico-fisico) sia dal mondo esterno (ambiente).

L’approccio biotipologico è il risultato di oltre trent’anni di osservazioni, è supportato da migliaia di osservazioni, e può essere descritto da un modello matematico. Esso ha alcuni punti fermi tra i quali:

  • la vita biologica come quella psichica è inevitabilmente sottoposta ad una grande varietà di stimoli (input).
  • un input è tale se interferisce con un precedente stato innescando una risposta più o meno complessa.
  • la lotta per la sopravvivenza, come la condizione di relatività dell’Io, sono condizioni ineludibili dell’essere vivente. La condizione di relatività stabilisce che l’individuo è in connessione con il mondo che lo circonda.
  • qualunque stimolo può essere percepito come stressogeno.
  • Per quanto la vita psichica possa sembrare variegata e multiforme, essa è riconducibile a dinamiche spesso semplici, molte di esse sono deterministiche.

Abbiamo appena detto che uno stimolo è tale quando è in grado di interferire con una condizione preesistente mutandola. Nei sistemi biologici un qualunque stimolo tende ad alterare un precedente stato mentre i sistemi omeostatici tendono a ristabilire l’assetto precedente o a trovarne uno più adatto.

In modo del tutto semplificato, al fine di far comprendere meglio le biotipologie anche ai non esperti, possiamo dire che dall’analisi delle nostre osservazioni emerge che quando un individuo riceve un qualunque stimolo tenderà a connotare lo stimolo secondo le seguenti modalità:

  • Tocca la sfera della sopravvivenza
  • Tocca la sfera delle relazioni
  • Tocca la sfera del “solving”
  • Interferisce positivamente o negativamente con il mio equilibrio attuale.

Tutto ciò che apparterrà alla prima condizione definirà la BioTipologia 1 (BT1), tutto ciò che apparterrà alla condizione 2) identificherà la BT2, tutto ciò che apparterrà alla situazione 3) corrisponderà alla BT3 e ciò che sarà di competenza della situazione 4) apparterrà alla BT4.

Possiamo a questo punto delineare un profilo relativo per ciascuna biotipologia.

Profili biotipologici

Biotiopologia 1

Nel loro momento positivo (vale a dire in condizioni di basso stress) queste persone sono iper-produttivi, eccitati, veloci, scattanti, dinamici: dei veri leoni che non si fermano mai! Sono molto intuitivi, determinati, tendono alla leadership conquistata sul campo, destano ammirazione per il loro successo e sono spesso oggetto di adulazione.

Nel loro momento negativo (quando cioè la situazione diventa molto stressante) queste persone interpretano gli stimoli come minacce. Essi sono dominati da tensioni continue e conflitti a vari livelli. I loro stati d’animo sono turbati, la tensione viene accumulata nella muscolatura che diventa dolente e contratta sino a blocchi muscolari irreversibili. L’insoddisfazione a volte è tale che avvertono nascere la voglia di “chiudere la partita”, di liberarsi della situazione stressante che ritengono non più tollerabile anche a costo di inasprire la lotta. Per questo preferiscono molto spesso hobby “adrenalinici” atti a confermare la loro autostima e a produrre una condizione psico-fisica di superiorità. Spesso non controllano la collera e il disappunto che culminano con il desiderio di imporsi e di circondarsi soltanto di coloro che condividono il proprio punto di vista. Il ritmo del sonno è spesso disturbato e con esso tante altre funzioni.

Biotiopologia 2

Nel loro momento positivo questi soggetti sono molto partecipativi, affettivi e democratici. Tendono a dedicarsi e sacrificarsi per il gruppo o la persona amata, per i propri cari o per il proprio compito senza riserve. Sono pacificatori e accomodanti e si sforzano di creare attorno a sé un ambiente sereno e ricco di calore umano.

Nel loro momento negativo presentano molto spesso un disequilibrio nel lato emotivo-affettivo con vari disturbi fisici che coinvolgono prevalentemente le mucose e il “cervello intestinale”. Questi persone sono sempre emotivamente troppo coinvolti, troppo preoccupati, hanno paure di vario genere per sé e i propri cari, si emozionano facilmente con batticuore, tremore, sudorazione, rossori cutanei e disordini intestinali come alterazione della regolarità  e/o reazioni eccessive all’ingestione di alimenti. Frequente è la debolezza delle mucose che si manifesta con infiammazioni facili e recidivanti: nella gola, a livello dei bronchi, della vescica, dei genitali, sino reazioni allergiche vere e proprie. Nel loro momento più buio essi sono delusi, insoddisfatti, non capiti, non più gratificati, si isolano dalle cose o persone amate sino al distacco.

Biotiopologia 3

Questa biotipologia impegnata nel problem solving quotidiano è quella maggiormente stressata ai giorni nostri. Essa, infatti, gestisce l’attività mentale necessaria ad affrontare tutta la nostra vita quotidiana fatta di corse, impegni, problemi, mille cose da ricordare, organizzare, progettare. Per questo motivo le bio-caratteristiche di questa biotipologia descrivono due situazioni:

  1. a) una “fase eccitatoria” (momento positivo) in cui la persona sembra avere molta energia, prende mille impegni, segue molte cose, nulla sembra porsi come ostacolo alla sua attività mentale. Spesso in questa fase il soggetto è iperproduttivo, sia che si tratti di un artista sia di un “logico-razionale”. Tutto fluisce con grande facilità e limpidezza sino a quando… la situazione gli sfugge di mano, non riesce più a fermarsi, e non riesce più a rilassarsi, distendersi, abbandonare il progetto in corso, staccare.
  2. b) una “fase di vuoto energetico” in cui la persona, a causa del lungo periodo di stress a cui si è stato sottoposto, non ha più energia, non ce la fa più, sente il bisogno di assumere caffè anche in quantità eccessive o altre sostanze per “andare avanti”; sente che quell’energia che per tanto tempo lo ha caratterizzato sta finendo. È confuso, non ha più idee, iniziativa, energia per svolgere i compiti come prima. Compaiono vari disturbi come: deficit della memoria, deficit di concentrazione, difficoltà ad assolvere agli impegni presi, disturbi digestivi da intolleranze ad alimenti, problemi di stomaco, vere e proprie malattie nervose da stress prolungato, squilibri del sistema immunitario sino all’autoimmunità. In questi soggetti è molto frequente l’attacco di panico come allarme iniziale.

Biotiopologia 4

I soggetti con prevalenza della Biotipologia 4 nel loro momento positivo sono “contenti” della loro vita, di quello che fanno, di “come” lo fanno. Ciò fornisce energia fisica e mentale, gratificazione in abbondanza e fluidità nell’agire. Tutto ciò permette loro di essere “soddisfatti” delle loro scelte e di programmare il futuro con larghi orizzonti e nuovi sogni che non comprendono ostacoli insormontabili. Domina l’ottimismo e la fiducia.

Nel loro momento negativo essi hanno una perdita di energia vitale con diminuzione della loro fase progettuale e comunicativa, tendono all’apatia anche a causa di una stanchezza fisica sempre più importante. Le usuali attività vengono procrastinate e si ha voglia di far poco.  Il desiderio più profondo è spesso quello di “ritornare a casa”, sdraiarsi sul divano, andare a letto. Anche le cose più semplici diventano pesanti. Il piacere di fare le cose è perduto e nulla è in grado di stimolare il soggetto che non sa più cosa vuole.

Ovviamente esistono diverse sfumature di questo quadro che può arrivare sino alla depressione vera e propria. Numerosi sono i disturbi sul piano fisico: dal rallentamento metabolico con aumento di peso (frequente), a disturbi addominali come l’addome gonfio con vari disturbi funzionali dell’alvo, dall’alterazione del ritmo dell’appetito con desiderio di mangiare qualcosa che dia energia (cioccolata, dolci, ecc.) a possibili disturbi ormonali sino all’apatia sessuale.  Anche la memoria ne soffre e così si fa fatica a fissare le cose appena apprese.

    Biotipologie: alcune considerazioni

    Come è facile capire, ciascuno di noi è un mix-up biotipologico, composto dalla presenza più o meno pronunciata di alcuni aspetti relativi a ciascuna BT. Taluni sono “molto caratterizzati” da riconoscersi quasi completamente in un’unica descrizione biotipologica, ma l’esperienza sul campo dimostra che in genere un soggetto è ben descrivibile con due biotipologie che predominano sulle altre.

    Le BT rispondono ad esigenze adattive e questo spiega perché possiamo presentare facce molte diverse in situazioni diverse. Vi è infatti una relazione tra la BT e la situazione oggettiva per cui noi cerchiamo la “formula migliore” per rispondere a quella situazione, per gestire quella esperienza. A casa ci comportiamo diversamente dal lavoro anche se tendiamo a mantenere vive alcune caratteristiche di una o dell’altra BT che sentiamo più proprie.

    Molto stress e molte disfunzioni anche fisiche sono spesso la conseguenza di una gestione sbagliata delle proprie BT. Abbiamo visto come le BT possono passare da una fase positiva ad una negativa in cui le nostre performance virano verso il basso. Così come la fisiologia ci ha accompagnato nel momento positivo producendo le condizioni neuro-ormonali adatte, così esse ci accompagnano in questo momento negativo.

    Conoscere le BT significa avere a disposizione un nuovo strumento per seguire il nostro cammino, prevenire l’accumulo di stress, migliorare le proprie competenze e le proprie performance.

    Per facilitare questo compito, sono stati messi a punto un serie di strumenti, sia come rimedi naturali biotipologici, sia delle tecniche di Audio Brain Stimulation®, che negli ultimi anni hanno aiutato molte persone a gestire meglio il proprio patrimonio energetico e il proprio stress.

      Le espressioni BioTipologiche

      Negli ultimi anni, l’approccio biotipologico ha trovato impiego in specifiche aree.  Coaching, personal trainer, team building e attività competitive come quelle sportive, utilizzano un particolare test chiamato “Performance Stress Test® (PST)” in cui si analizzano le espressione biotipologiche.

      Secondo il modello BT in ogni attività umana si possono rintracciare in modo più a meno evidente quattro capacità:

      • la capacità competitiva (BT5)
      • la capacità di relazione (BT6)
      • la capacità di solving (BT7)
      • la capacità realizzativa (BT8)

      I compiti quotidiani investono in modo più o meno massiccio una o più di queste aree. All’interno di ciascuna area avremo delle competenze specifiche (che omettiamo per fluidità di discorso) ma sin da subito risulta evidente come la relazione capacità<>compito da svolgere sia fondamentale per un buon successo. Affrontare un compito con un eccessivo uso della capacità competitiva (perché magari meglio sviluppata in noi) non è sempre adeguato così come il contrario.

      L’equilibrio di Nash è una combinazione di strategie in cui ciascun giocatore effettua la migliore scelta possibile (strategia dominante) sulla base delle aspettative di scelta dell’altro giocatore.  E’ evidente che per raggiungere questo equilibrio ciascun giocatore deve saper dominare e sfruttare in modo opportuno le quattro capacità. Se esso si irrigidisce in quanto incapace di sfruttare tutte le sue potenzialità il risultato potrebbe essere disastroso.

      Con il PST si è inteso delineare un profilo biotipologico arricchito da competenze trasversali connesse con la biotipologia di base (BT1, BT2, BT3, BT4); i punti di forza e i punti deboli emergono per essere utilizzati nel percorso di crescita scelto. L’obiettivo è quello di ridurre lo stress legato al compito ed evitare di passare dalla modalità positiva a quella negativa così come accennato in precedenza. È un “conosci te stesso” necessario per interagire meglio con gli altri e con il compito da svolgere; è il grado di felicità e benessere che realmente possiamo raggiungere nel dominare le cose. Si può far di più e meglio, ma solo a condizione di avere l’approccio giusto e i necessari strumenti. Il PST, grazie all’approccio biotipologico che lo caratterizza, vuole essere uno di questi, a disposizione di tutti.

        nota finale

        Questo articolo ha uno scopo essenzialmente divulgativo per tale ragione sono stati evitati tecnicismi e complesse spiegazioni. Come sempre ciò avviene a scapito della razionalità e della completezza dell’esposizione. Ci si riserva di esporre in altre sedi gli argomenti che sostengono e definiscono in modo sistematico le biotipologie.  Negli ultimi dieci anni abbiamo prodotto molto materiale sulle BT; esso è attualmente posto in revisione per una successiva pubblicazione.

          bibliografia

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          Pende N., La scienza moderna della persona umana, Garzanti Editore, Milano 1949

          Petter G., Lo sviluppo mentale nelle ricerche di Jean Piaget, Giunti Barbera, Firenze 1967

          Scapagnini U., Canonico P.L., Ferrara N., Psiconeuroendocrinologia, Liviana Editore, Padova 1982

          Nota. All’interno di questi testi è contenuta una vastissima e dettagliata bibliografia di grande rilevanza per lo sviluppo teorico-pratico delle biotipologie.